NEWS LETTER ETICA OTTOBRE 2016

A 100 ANNI DALLA SCOMPARSA DI OLINDO GUERRINI
IL RICORDO DI UN ROMAGNOLO DAI MILLE VOLTI E DALLE MILLE PASSIONI
«Sono nato (ahimè!) a Forlì; ma la mia vera patria è Sant’Alberto, 15 km al nord di Ravenna, dove i
miei avi hanno sempre vissuto» (O. Guerrini, “La mia giovinezza”, Zanichelli, 1916).
Può apparire non certo come una dichiarazione d’amore per la nostra città questa affermazione di
Olindo Guerrini, tratta dalle sue note autobiografiche. In realtà, a voler leggere tra le righe, in
quell’«ahimè!» si potrebbe anche intravedere una malcelata vena di malinconia, un lamento di
nostalgia per la città natia, da cui proveniva la madre Paola Giulianini.
Olindo Guerrini nacque a Forlì il 4 ottobre 1845, nella casa della famiglia materna, che si trovava
nell’attuale corso Diaz al numero 116, nel palazzo divenuto tristemente famoso perché, nell’aprile
del 1988, fu teatro dell’efferata uccisione del senatore Roberto Ruffilli a opera di un commando
delle Brigate Rosse.
Pur essendo nato nel giorno consacrato a San Francesco, uno tra i santi più importanti della storia
della Chiesa cattolica, da buon romagnolo, cresciuto al termine di oltre tre secoli di dominazione
pontificia, Guerrini fu sempre animato da sani principi anticlericali.
Nacque, come si diceva, a Forlì perché la madre volle fare ritorno alla casa dei genitori per
partorire e per poi essere aiutata nello svezzamento, nei primi mesi di vita del figlio.
Appena il bimbo compì il primo anno, Paola e il figlioletto rientrarono a Sant’Alberto di Ravenna,
dove Angelo, padre del futuro poeta, gestiva la farmacia del paese. Qui Olindo trascorse la propria
infanzia, quindi, dopo aver appreso in casa «i primi rudimenti di grammatica e di geografia», venne
affidato ai religiosi del collegio municipale di Ravenna, che frequentò per cinque anni. Non furono
anni facili per il giovane Guerrini che già manifestava un carattere irrequieto e insofferente a quel
tipo di educazione che egli stesso definiva «pedante e formale … La religione era seccante per
pratiche esteriori infinite, le quali mi resero odioso per tutta la vita il culto ed i suoi ministri in
genere». Tanto si spinse oltre che finì espulso dal collegio per indisciplina.
Nel 1859, per cercare di correggerne l’esuberanza, il padre lo iscrisse al collegio nazionale di
Torino. Sotto la Mole Antonelliana il giovane Olindo frequentò le classi del ginnasio ma, al secondo
anno di liceo, abbandonò momentaneamente gli studi per dedicarsi a un periodo di
«scioperataggine».
Dopo essere riuscito faticosamente a ottenere la licenza, nel 1865 si trasferì a Bologna e si iscrisse
all’Università. Nonostante lo scarso interesse che nutriva per quel tipo di studi, Olindo si laureò in
Giurisprudenza ed entrò in uno studio di avvocati. Ben presto però comprese che la pratica
forense non faceva per lui. Fu in questo periodo che iniziò allora a prendere parte alle lotte
politiche. Negli anni 1870, 1872, 1879 e 1883 venne eletto consigliere comunale a Ravenna e,
quando nel 1873-74 fu anche assessore, si impegnò per dar vita alla sezione dei pompieri. A
Sant’Alberto poi fondò una Biblioteca popolare, tuttora operativa all’interno di “Casa Guerrini”, la
casa paterna del poeta, e che si avvale di un patrimonio di 2.066 volumi.
Nel 1872 fu iniziato in Massoneria nella Loggia “Dante Alighieri” di Ravenna. Si stabilì poi
definitivamente a Bologna, dove fu raggiunto dai genitori, trovando occupazione presso la locale
Biblioteca Universitaria, della quale divenne in seguito direttore.
Nel 1874 collaborò col giornale satirico bolognese «Il Matto». Nello stesso anno si sposò con Maria
Nigrisoli dalla quale ebbe tre figli: Angiolina, morta a quattro anni, Guido, futuro medico e
cattedratico, e Lina.
Dopo il matrimonio si dedicò, come ebbe egli stesso a scrivere, a una «vita studiosa tra la
biblioteca e la casa, badando all’educazione dei figli», distraendosi «con lunghe gite in bicicletta,
lavoretti di fotografia e cure della sua villa a Gaibola».
Nel 1877 pubblicò “Postuma”, un volume di versi che, nella prefazione, Guerrini attribuiva al
cugino Lorenzo Stecchetti, morto di tisi a trent’anni. In realtà fu questo il primo, e il più fortunato,
di una serie di pseudonimi con cui diede alle stampe gran parte delle proprie opere. Grazie allo
scandalo che suscitò per l’audacia dei toni erotici e per gli atteggiamenti dissacratori e blasfemi,
“Postuma” conobbe un enorme successo, facendo registrare ben 32 edizioni. Il libro ebbe un
successo di vendite maggiore delle “Odi barbare” di Carducci e il successo crebbe quando, ben
presto, si venne a sapere che l’autore di quest’opera ardita, sia per stile sia per temi trattati, era lo
stesso Guerrini.
Amico e ammiratore di Giosuè Carducci, la sua opera ebbe tra i contemporanei grande risonanza
per via della poetica verista in netta contrapposizione con romantici e idealisti, e per gli
atteggiamenti anticlericali e socialisteggianti.
Sulla falsa riga di “Postuma”, sempre sotto lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, nel 1878 diede
alle stampe altri due volumetti, “Polemica” e “Nova polemica”, i cui versi viaggiavano sul
medesimo registro provocatorio del precedente lavoro, densi di denuncia e di satira del
conformismo morale, religioso, sociale.
Dopo avere curato l’edizione dei “Versi di Guido Peppi poeta forlivese del sec. XV” , nel 1879
pubblicò l’ampia monografia “La vita e le opere di Giulio Cesare Croce”, l’autore del “Bertoldo,
Bertoldino e Cacasenno”.
A quattro mani con Corrado Ricci, che lavorò sotto la sua direzione nella Biblioteca Universitaria di
Bologna, dopo il volume “Studi e polemiche dantesche” (1880), nel 1882 pubblicò “Giobbe, serena
concezione di Mario Balossardi”, poemetto giocoso in quattro canti, in polemica con Mario
Rapisardi, autore del poemetto omonimo del quale l’opera firmata Guerrini-Ricci vuole essere una
spiritosa parodia.
Nel 1887 divenne Maestro massone nella Loggia “Otto Agosto” di Bologna, raggiungendo i più alti
gradi e livelli dell’associazione.
Alla maniera di quanto avrebbe fatto qualche anno dopo Ferdinando Pessoa in Portogallo, oltre a
quello di Lorenzo Stecchetti, Guerrini si servì di altri eteronimi e inventò molteplici maschere per
firmare molte delle sue composizioni: Argìa Sbolenfi, Marco Balossardi, Giovanni Dareni, Pulinera,
Bepi e altri ancora.
Nel 1889 fu eletto membro del consiglio provinciale scolastico di Bologna ma solo due anni dopo
diede le dimissioni per ritirarsi a vita privata. Firmando con lo pseudonimo Mercutio, scelse di
dedicarsi all’impegno giornalistico, pubblicando sia su testate nazionali sia su fogli, per lo più
satirici, a distribuzione locale.
Al 1897 risalgono le “Rime” di Argia Sbolenfi, pseudonimo ricavato dal nome della sedicente figlia
di un personaggio bolognese, con il quale Guerrini aveva deciso di firmare le sue cose peggiori. Fu
per un sonetto (“Parla il pastore”) scritto con questo eteronimo che nel 1898 gli fu intentata una
causa per diffamazione dall’allora vescovo di Faenza, monsignor Giovacchino Cantagalli. Dopo una
condanna in primo grado al pagamento di una multa di 250 lire, Guerrini ricorse in appello e fu
assolto.
Nel 1908, infine, con un nuovo pseudonimo, Pio X (il papa!) Guerrini firmò l’ultimo lavoro, “Le
ciacole di Bepi”, scritte in dialetto veneto.
Nel corso della sua vita Guerrini utilizzò anche il dialetto romagnolo, raggiungendo una notevole efficacia
nel descrivere la psicologia dei suoi conterranei. Ne sono prova i “Sonetti Romagnoli”, pubblicati postumi
nel 1920 dal figlio Guido.
Oltre alla scrittura, specie in versi, altre due grandi passioni che attraversarono la vita di Guerrini furono la
fotografia e la bicicletta, due passioni che in quegli anni erano sinonimo di modernità.
Ottimo fotografo dilettante, tra i soggetti che preferiva vi erano senza dubbio le donnine per la strada,
anche se si dilettò con la ritrattistica, immortalando in pose sarcastiche parenti e amici, e spesso anche sé
stesso. Per questa sua grande attenzione nei confronti di quella che stava diventando una nuova arte,
Guerrini fu chiamato a ricoprire la carica di primo presidente del Circolo Fotografico Bolognese, fondato nel
1896.
La passione per la bici lo portò a essere capoconsole del Touring Club Italiano che, all’epoca, si chiamava
Touring Club Ciclistico Italiano e a comporre una raccolta di scritti dall’eloquente titolo “In bicicletta. Scritti
vari di argomento ciclistico”.
Uomo dai molteplici interessi, Guerrini fu anche grande appassionato di cucina. Scrisse sul tema diverse
opere e intrattenne una fitta corrispondenza con Pellegrino Artusi, romagnolo di Forlimpopoli, emigrato a
Firenze, padre della cucina italiana. In particolare, negli ultimi anni di vita lavorò a una raccolta di ricette
sulla cucina povera, uscita postuma nel 1918, dal titolo “L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa”.
Scoppiata la Grande guerra ma essendo troppo in là con gli anni per prendervi parte, offrì il proprio servizio
ove occorresse. Per questo il 28 novembre 1914 si dovette trasferire a Genova, dove era stato chiamato
come bibliotecario. Ammalatosi di tumore alla gola, nel 1915 fece ritorno a Bologna dove cessò di vivere il
21 ottobre 1916.
«Non c’è arte al mondo che possa esprimere il piacere, direi quasi la voluttà, della vita libera, piena, goduta
all’aperto, nelle promesse dell’alba, nel trionfo dei meriggi, nella pace dei tramonti, correndo allegri,
faticando concordi, sani, contenti. Ahimè, poeti e gobbi si nasce e non si diventa. […] Mettetevelo in mente
voi che vi guardate la lingua, vi tastate il polso, seccate il medico e ingrassate il farmacista. Andate in
bicicletta coi figli e dopo un mese digerirete le cipolle crude. Ve lo dico io» (Olindo Guerrini).
GLI EVENTI DI OTTOBRE 2016
di Marco Viroli e Gabriele Zelli
DAL 5 AL 9 OTTOBRE
FORLÌ: 900FEST – LE COLPE E LA STORIA
La grande colpa e l’impegno dei tedeschi a ricordare, la rimozione italiana, le colpe dei padri e dei
nonni, l’assurdo senso di colpa delle vittime, il tribunale della storia, la possibilità dell’incontro, il
futuro dell’Europa…
Ne discutono storici, ma anche filosofi e teologi, antropologi, criminologi e giuristi, figli e nipoti di
carnefici, magistrati e avvocati, vittime del terrorismo ed ex brigatisti…
Con Tzvetan Todorov, Karl K. Koch, Gian Enrico Rusconi, Gustavo Corni, Roberto Venuti, Christoph
Miething, Chiara Zamboni, Nicola Labanca, Leila El Houssi, Simona Berhe, Benedetta Guerzoni,
Alessandro Bellassai, Florian Dierl, Carlo De Maria, Javier Rodrigo Sanchez, Mimmo Franzinelli,
Stefania Amato, Gherardo Colombo, Andrea Pugiotto, Elvira Mujcic, Fabio Levi, Gabriele Della
Morte, Maurizio Bettini, Alberto Melloni, Katrin Himmler, Lorenzo Pavolini, Niklas Frank, Adam
Michnik, Wlodek Goldkorn, Guido Bertagna, Claudia Mazzucato, Adolfo Ceretti, Manlio Milani,
Alberto Franceschini, Daniele Santimone, Paola Sabbatani, Lelia Serra.
Per maggiori informazioni consultate il sito: www.900fest.com
6 OTTOBRE
FORLÌ: AMARCORD ROMAGNA
Giovedì 6 ottobre, con inizio alle ore 21.00, nell’ambito degli incontri ideati e condotti da Marco
Viroli e Gabriele Zelli, al Circolo Democratico forlivese, via Piero Maroncelli 7, si terrà la
presentazione del libro:
“Amarcord Romagna” (Minerva, 2016) di Roberto Balzani e Giancarlo Mazzucca.
Introdurrà Marco Viroli, interverrà l’editore Roberto Mugavero.
La serata sarà allietata dalle incursioni musicali alla fisarmonica di Giuseppe Tedaldi.
L’ingresso è aperto a tutta la cittadinanza.
Ripercorrendo la storia di una regione “immaginaria”, unificata dall’amministrazione solo ai tempi
del cardinal legato di Ravenna e, più brevemente, dal prefetto napoleonico di Forlì, l’obiettivo
degli autori è di stimolare un’opinione pubblica romagnola di massa, al di là dei municipalismi
deteriori e delle divisioni della politica. E nello stesso tempo comunicare agli italiani lo strano
tentativo, compiuto da un piccolo lembo di Pianura Padana, di compendiare in sé una sorta di
storia concentrata della penisola, dai galli a Cesare, da Giustiniano a Dante, da Machiavelli al
Risorgimento, da Mussolini alla guerra mondiale. Un dado da brodo delle grandezze e delle
miserie italiane. Con quale finalità? Oltre al divertimento intellettuale, oltre a trasformare in storia
vera, documentata, tanti luoghi comuni, anche l’ambizione di contribuire a sviluppare la sensibilità
per una riforma amministrativa dal basso che potrebbe sconvolgere un quadro secolare, unendo
comuni e province e imponendo un nuovo sguardo su quello che siamo stati. Una grande
occasione di crescita e di maturità che i romagnoli – fondatori, nell’Ottocento, della politica
moderna – non debbono lasciarsi sfuggire.
ROBERTO BALZANI, (Forlì, 1961) è professore ordinario di Storia contemporanea presso
l’Università di Bologna. Si è occupato di regionalismo, di storia del Risorgimento, di governo
municipale fra ‘800 e ‘900. E’ stato preside della Facoltà di Conservazione dei Beni culturali
dell’Alma Mater, sede di Ravenna. Autore di manuali di storia per le scuole, da sindaco di Forlì,
carica alla quale è stato eletto nel 2009, si è dedicato all’analisi del ceto amministrativo dell’Italia
contemporanea, dando alle stampe un fortunato Pamphlet: “Cinque anni di solitudine” (Bologna,
2012).
Fra le principali pubblicazioni, da menzionare, “La ricostruzione del regionalismo culturale
romagnolo fra ‘800 e ‘900” (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel
2012); la sintesi “Storia del mondo contemporaneo”, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la
ricerca di storia dei beni culturali “Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909
e l’Italia giolittiana” (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Giosue Carducci
(Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de “La Romagna nel Risorgimento” (Roma-Bari,
2012).
GIANCARLO MAZZUCA, romagnolo di Forlì, già direttore del «Resto del Carlino», del «Quotidiano
Nazionale», del «Giorno» e direttore editoriale della Poligrafici Editoriale. E’ stato inviato speciale
del «Corriere della Sera», vicedirettore a «Fortune» e alla «Voce» di Montanelli, caporedattore al
«Giornale». Ha scritto diversi libri, tra cui “Il leone di Trieste” (con Claudio Lindner, Sperling &
Kupfer, 1990), “I Signori di Internet”, prefazione di Bill Gates (Baldini & Castoldi, 2000), “La Fiat da
Giovanni a Luca” (con Alberto Mazzuca, Baldini & Castoldi, 2004), “La Voce di Indro Montanelli”, “I
Faraoni” (con Aldo Forbice, Piemme, 2009), “La Resistenza tricolore” (con Arrigo Petacco, Scie
Mondadori, 2010), “Sangue romagnolo” (con Luciano Foglietta, Minerva edizioni Bologna, 2011),
“Compagni di camera” (Minerva, 2013), “Il compagno Mussolini” (con Nicholas Farrell, Rubettino,
2013), “La vita oltre l’euro” (con Ernesto Preatoni, Rubettino, 2014), “Indro Montanelli. Uno
straniero in patria”, prefazione di Roberto Gervaso, (Cairo, 2015). Ha vinto premi giornalistici e
letterari come il Boccaccio dedicato a Montanelli, il Saint Vincent economia, Il Campione d’Italia, il
Guidarello, il Silone, il Pannunzio, l’Acqui Storia e il Gianni Brera alla carriera. Collabora al
«Quotidiano Nazionale» e a «Panorama».
6 OTTOBRE
FORLÌ: RICORDANDO MARIO: CANZONI E POESIE
Giovedì 6 ottobre 2016, alle ore 20.45 a Forlì, presso la Cooperativa Casa del Lavoratore, via
Cerchia 98 Bussecchio, in occasione del primo anniversario della scomparsa di Mario Vespignani,
La Coop. Casa del lavoratore, l’Associazione Culturale “La Tevla de’ Sdaz”, la Cumpagnì dla Zercia e
il Foto Cine Club Forlì, organizzano una serata dedicata al suo ricordo, dal titolo: “Ricordando
Mario: Canzoni e Poesie”.
Questo sarà il programma della serata:
– Biografia e profilo umano, culturale e sociale di Mario Vespignani, a cura di Gabriele Zelli.
– Concerto di brani musicali su suoi testi, eseguiti da Daniela e Leonardo Vallicelli, Tina e Mauro
Neri, Claudio Molinari e Carlo Guidi.
– Il Foto Cine Club Forlì proietterà due brevi filmati, a cura di Dervis Castellucci, Tiziana Catani e
Rosalda Naldi, girati a casa del poeta nei quali è proprio l’autore a declamare le sue zirudelle e
poesie più famose.
– Trebbo dedicato a Mario con lettura di sue zirudelle da parte di Radames Garoia, Nivalda Raffoni
e degli attori della Cumpagnì dla Zercia: Elettra Aiti, Eleonora Balestra, Giuseppe Brunelli, Susanna
Fabbri e Francesco Nardi.
– Coordina la serata Gabriele Zelli
– Al termine, momento conviviale, offerto dalla Cooperativa Casa del Lavoratore
MARIO VESPIGNANI, molto popolare non solo a Forlì, città nella quale è nato e in cui è sempre
vissuto, punto di riferimento per la cultura della nostra terra, fu stretto collaboratore di Aldo
Spallicci nella valorizzazione del dialetto e nella redazione della rivista «La Piè». Corrispondente
nel dopoguerra del giornale del Partito Socialista Italiano «L’Avanti», fondatore e responsabile per
tanti anni dell’Ufficio Stampa del Comune di Forlì, è stato apprezzato compositore di testi della
moderna tradizione musicale romagnola. Decano fra i giornalisti romagnoli, cominciò a scrivere
per le redazioni locali e nazionali dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, alternando la
cronaca con la saggistica, la narrativa, il teatro, la poesia, nella quale ha creato un ricco repertorio
che spazia dalla dimensione lirica alle sferzanti zirudelle. Da ricordare la sua intensa attività di
organizzatore e conduttore del trebbi “di Piadarul” (per un totale di 72 trebbi in ogni luogo della
Romagna, dal 1986 al 2003). Molto intensa è stata anche la sua opera di promozione delle attività
di alcune associazioni come l’AUSER e l’Istituto Friedrich Schürr.
SONETTI ROMAGNOLI
TRE SERATE DEDICATE A OLINDO GUERRINI NEL CENTENARIO DELLA SUA SCOMPARSA
OLINDO GUERRINI, di cui quest’anno ricorre il centenario della scomparsa, nacque a Forlì il 4
ottobre 1845 e morì a Bologna il 21 ottobre 1916. Fu poeta ed erudito, direttore della Biblioteca
Universitaria di Bologna, traduttore, critico letterario, studioso di storia della cucina e di arte,
scrittore e polemista fecondo, noto al grande pubblico con gli pseudonimi di Lorenzo Stecchetti,
Mercutio, Argia Sbolenfi, Marco Balossardi, Giovanni Dareni.
La raccolta “Sonetti romagnoli” uscì postuma nel 1920, pubblicata dal figlio Guido. È un’opera
nella quale usò il dialetto romagnolo, raggiungendo una notevole efficacia nel descrivere la
psicologia dei suoi conterranei.
GIOVEDÌ 20 OTTOBRE: COCCOLIA
Giovedì 20 Ottobre 2016, alle ore 20.45, presso la Sede del Circolo Endas di Coccolia (RA), via
Ravegnana 851, la Cooperativa Culturale Ricreativa “Goffredo Mameli” di Ravenna, Circolo Endas
“Tonino Spazzoli” di Coccolia e la Cumpagnì dla Zercia presentano una serata dal titolo “Sonetti
romagnoli” dedicata a Olindo Guerrini, in occasione dei 100 anni dalla scomparsa.
La serata sarà basata sulla lettura teatrale dei più noti sonetti di Guerrini, a cura di Radames
Garoia e degli attori della “Cumpagnì dla Zercia” di Forlì (Elettra Aiti, Eleonora Balestra, Giuseppe
Brunelli, Susanna Fabbri, Francesco Nardi).
L’incontro, condotto da Gabriele Zelli e Marco Viroli, è promosso dall’associazione culturale “La
Tevla de Sdaz”.
Intermezzi musicali alla fisarmonica di Giuseppe Tedaldi (fisarmonica).
Al termine, momento conviviale. Caplèt par tot!
VENERDÌ 21 OTTOBRE: FORLÌ
Venerdì 21 ottobre, alle ore 20.45, presso la Cooperativa Casa del Lavoratore, via Cerchia 98-
Bussecchio (Forlì), il Circolo Arci, Cooperativa Casa del Lavoratore e la Cumpagnì dla Zercia
presentano una serata dal titolo “Sonetti romagnoli” dedicata a Olindo Guerrini, in occasione dei
100 anni dalla scomparsa.
La serata sarà basata sulla lettura teatrale dei più noti sonetti di Guerrini, a cura di Radames
Garoia e degli attori della “Cumpagnì dla Zercia” di Forlì (Elettra Aiti, Eleonora Balestra, Giuseppe
Brunelli, Susanna Fabbri, Francesco Nardi).
L’incontro, condotto da Gabriele Zelli e Marco Viroli, è promosso dall’associazione culturale “La
Tevla de Sdaz”.
Intermezzi musicali alla fisarmonica di Giuseppe Tedaldi (fisarmonica).
Al termine, momento conviviale.
SABATO 22 OTTOBRE: PIEVEQUINTA
Sabato 22 ottobre, alle ore 20.45, presso la Sede dell’Associazione Amici della Pieve, Palazzo
Morattini, via Armelino 33, Pievequinta (Forlì), gli Amici della Pieve e la Cumpagnì dla Zercia
presentano una serata dal titolo “Sonetti romagnoli” dedicata a Olindo Guerrini, in occasione dei
100 anni dalla scomparsa.
La serata sarà basata sulla lettura teatrale dei più noti sonetti di Guerrini, a cura di Radames
Garoia e degli attori della “Cumpagnì dla Zercia” di Forlì (Elettra Aiti, Eleonora Balestra, Giuseppe
Brunelli, Susanna Fabbri, Francesco Nardi).
Intermezzi musicali alla fisarmonica di Giuseppe Tedaldi (fisarmonica).
Al termine, momento conviviale.