NEWSLETTER DI DICEMBRE

PROSSIMI APPUNTAMENTI SALA CHIOSTRO SAN MERCURIALE

  • dal 9 al 13 dicembre – CAI Club Alpino Italiano – Mostra per il 90° della sezione di Forlì;
  • 12 dicembre – CENTRODONNA – Tavola Rotonda: malattie sfera sessuale educazione differenze;
  • dal 17 al 23 dicembre – Mercatino Parrocchiale;
  • dal 24 dicembre al 13 gennaio – Mostra “Il paradiso degli Angeli” di Daniele Albatici pittore – a cura di Club Unesco.
    Inaugurazione domenica 24 alle 17.30 – In occasione dell’inaugurazione della mostra ci salutiamo presso il chiostro di s Mercuriale per gli Auguri di Natale

 San-Mercuriale-Cultura-Etica

GLI EVENTI DI DICEMBRE 2017

Domenica 17 dicembre 2017 alle ore 10.40, presso i Musei San Domenico, Forlì

per i soci: VISITA GUIDATA alla mostra di ElliotT Erwitt

Aggregazione libera con fascia oraria già prenotata per domenica mattina 17 dicembre con ingresso in mostra h.10,40. Tariffa a testa: costo biglietto + 5 euro costo visita guidata.
Solo su prenotazione a max 338 5607507 entro e non oltre sabato 9 dicembre

 

dal 24 dicembre 2017 al 13 gennaio 2018, sala del chiostro di San Mercuriale, Forlì

mostra “il paradiso degli Angeli” di Daniele Albatici
A CURA DI CLUB UNESCO

incontri con l’artista domenica 24, 31 dicembre e 7 gennaio.
Domenica aperto 10.30/12.30 e 15.30/19.30, gli altri giorni dalle 15.30 alle 19.30,
Giorni di chiusura: merc. 27 dicembre, martedì 2 e 9 gennaio.

 

10 dicembre 1944, l’ultimo bombardamento

Di Marco Viroli e Gabriele Zelli.
La sera di domenica 10 dicembre 1944, la Chiesa di San Biagio in San Girolamo, consacrata nel 1433 e rimaneggiata nel Seicento, fu rasa al suolo da un bombardamento tedesco. In tale circostanza, oltre al pesante tributo di vite umane pagato (venti furono le vittime accertate), sotto le macerie del bombardamento Forlì perse irrimediabilmente uno dei suoi gioielli più splendidi e irripetibili: la Cappella Feo (1493-94) e con essa i magnifici affreschi, opera Marco Palmezzano, realizzati su cartoni preparatori del maestro Melozzo degli Ambrogi. A ricordo degli affreschi della Cappella Feo restano oggi solo vecchie foto in bianco e nero, opera dello studio fotografico dei fratelli Alinari di Firenze.
In seguito al bombardamento andarono distrutti anche i monumenti funebri di Cesare Majoli, Giovanni Battista Morgagni e Luigi Paulucci di Calboli.
La visita raccontata è a partecipazione libera ed è promossa in occasione dell’uscita del libro “Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna” volume 2 di Marco Viroli e Gabriele Zelli.
In caso di maltempo la visita raccontata si terrà all’interno della Chiesa di San Biagio.
Per informazioni: 349 3737026; 392 4488070.
In occasione della presentazione e delle visite raccontate, sarà possibile acquistare il libro “Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna” al prezzo speciale di 10 euro.

 

“La Romagna dei castelli e delle rocche”

di Cristina Castellari, Paola Novara, Mirko Orioli, Angelo Turchini, Marco Viroli, introduzione di Eraldo Baldini.
A dicembre quattro presentazioni del libro edito dal Ponte Vecchio di Cesena, con il contributo di Conad CIA:

– Giovedì 12 dicembre ore 20.45, Salone Comunale di Forlì, piazza Saffi, interviene Davide Drei, sindaco di Forlì.
– Venerdì 15 dicembre ore 17.30, Sala del Giudizio del Museo della Città di Rimini, via Tonini, interviene Massimo Pulini, assessore all’Arte del Comune di Rimini.
– Sabato 16 dicembre ore 17.00, Sala Muratori della Biblioteca Classense, via Baccarini 3, Ravenna, interviene Michele de Pascale, sindaco di Ravenna.
– Sabato 23 dicembre ore 17.00, Biblioteca Malatestiana di Cesena, interviene Paolo Lucchi, sindaco di Cesena.

Nella Romagna tra Medioevo ed Evo Moderno è ovunque in atto una lotta per la sopravvivenza e per il dominio e ovunque perciò fioriscono strutture di difesa e di offesa. Così avviene lungo l’Appennino, ove rocche e castelli paiono dare nuovo slancio all’aguzzo delle cime, così su meschini rilievi, come a Cesena o a Santarcangelo, oppure nella piena pianura, ove rocche e castelli si acquattano minacciosi a strettissimo contatto con i dominati (a Imola, a Faenza, a Forlì, a Forlimpopoli, a Rimini, a Ravenna, a Lugo…): bastioni potentissimi a garanzia di un potere inestirpabile.
Ricostruendone le vicende, il libro diviene una storia della Romagna sotto la specie degli incastellamenti: passano nelle sue pagine figure memorabili; rivivono le ambizioni degli uomini che abitarono quelle torri e quei masti; si celebra l’eroismo di donne di ardente sorprendente coraggio, protagoniste di una Romagna appassionata e corrusca; si rievocano le sofferenze delle popolazioni, la prepotenza dei signori, le tecniche della guerra, gli afrori delle ambizioni umane, infine gli amori che pure fiorirono in sale costruite per altro che per l’abbandono alle tenerezze dei sentimenti.
Agli autori del libro appunto questo l’Editore ha chiesto: assumere le rocche e i castelli non solo e non tanto per la loro struttura architettonica e per il loro possibile valore turistico, ma soprattutto per quel che significarono nella storia, anche personale, di quanti vi abitarono, per le vicende che determinarono e per il peso che vi ebbero: dunque, una storia di cuori, di menti, di caratteri e di destini prima che di pietre e di forme, così da costruire un libro unico, sia per la vastità della ricerca, sia e in particolare perché storia di donne, di uomini, di città dentro la loro rocca.
[dalla presentazione di Eraldo Baldini].

 

LA RICORRENZA DI DICEMBRE

16 dicembre 1355: Francesco il Grande e la Crociata contro i forlivesi
Tratto dal libro “Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna” volume 2 di Marco Viroli e Gabriele Zelli

Il 16 dicembre 1355, per ordine del papa, il cardinale Albornoz fece bandire una crociata contro gli Ordelaffi e i Manfredi, trattando i membri delle famiglie ribelli alla stregua di veri e propri infedeli. Scriveva lo storico Piero Zama: «Pare che anche a Milano vi fossero predicatori della crociata».
Oltre che in Italia, la campagna contro i romagnoli ribelli, fu proclamata in Germania, Ungheria e in varie altre parti d’Europa. Mentre i crociati si cucivano sulla spalla destra una croce di panno rosso, l’intera cristianità si mobilitava contro Forlì e contro gli Ordelaffi. Si trattò della cosiddetta crociata contro i Forlivesi, a capo della quale fu nominato Luigi, re d’Ungheria.
Il primo febbraio 1356 il papa scomunicò di nuovo Ordelaffi e Manfredi. Il 3 marzo, nella Chiesa di Santa Colomba, l’antica cattedrale di Rimini, il predicatore Fortunerio arringò i fedeli affinché si unissero ai crociati. Una taglia corrispondente a mille fiorini fu fissata per chi avesse catturato e consegnato vivo Francesco Ordelaffi, mentre sulla testa di Giovanni Manfredi la taglia era di cinquecento fiorini.
Combattere contro gli eretici scomunicati di Forlì e Faenza equivaleva a combattere per la Santa Croce e dava perciò diritto alle stesse indulgenze. I Malatesta, che erano in prima linea, ricevettero in cambio il vicariato di Rimini, Pesaro, Fano e Fossombrone.
Alcuni cronisti raccontano episodi di estrema ferocia compiuti da Francesco Ordelaffi ai danni dei crociati fatti prigionieri. Stando a queste fonti il signore di Forlì si sarebbe rivolto ai prigionieri dicendo: «Voi portate la croce, ma è di stoffa; io ve ne metterò una imperitura». Così ordinava ai suoi boia di imprimere a fuoco il simbolo della croce sui piedi dei soldati catturati.
È possibile che questi racconti siano stati fatti circolare dagli stessi crociati per giustificare il loro accanimento nella lotta contro l’Ordelaffi, che conveniva loro far passare per una sorta di empio barbaro senza pietà.
Com’è noto, la crociata ebbe esiti nefasti per i forlivesi, ben presto abbandonati dai pavidi Manfredi, che non se la sentirono di continuare a opporsi al papa e, il 10 novembre 1356, deposero le armi, ottenendo in cambio la concessione a mantenere tutti i loro beni.
Cia degli Ubaldini, moglie di Francesco il Grande, il 29 aprile 1357 iniziò a Cesena la strenua resistenza all’Albornoz. La coraggiosa signora, dopo essersi ritirata nella rocca si difese fino a che, il 21 giugno 1357, lo sfinimento dei suoi soldati e la superiorità dell’esercito contrapposto la costrinsero a capitolare.
Il 29 luglio 1357 anche Bertinoro cadde e Giovanni Ordelaffi, figlio di Cia e Francesco, riparò a Forlimpopoli.
Dopo un lungo ed estenuante assedio, Francesco Ordelaffi fu costretto a trattare la resa e, la mattina del 4 luglio 1359, l’Albornoz entrò trionfante a Forlì. Agli Ordelaffi fu concesso di mantenere il governo di Forlimpopoli e Castrocaro, cedendo però Forlì e tutti i castelli in collina.
Egidio Albornoz elesse Cesena sua sede principale. Allo stemma della città sul Savio furono unite le due chiavi pontificie. Il cardinale spagnolo morì a Viterbo nel 1367.
Francesco il Grande divenne capitano di ventura, dapprima per i Visconti, poi nel 1372 combatté al soldo dei dogi di Venezia che lo nominarono capitano generale dell’esercito della Serenissima. Morì a Chioggia nel 1374 a seguito delle ferite riportate in uno scontro militare.

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