NEWSLETTER ETICA FEBBRAIO 2017

La ricorrenza di febbraio

4 febbraio 1797: Napoleone Bonaparte entra a Forlì

L’avanguardia dell’esercito francese, guidata dal generale Charles Pierre François Augereau, fece il suo primo ingresso a Forlì il 24 giugno 1796, attraverso Porta Schiavonia. La città venne saccheggiata e depredata, spezzando uno status quo che perdurava da circa tre secoli, ovvero da quando aveva avuto inizio il dominio diretto della Chiesa. Il comando francese si insediò all’Albergo della Posta, sito nell’attuale corso della Repubblica, mentre un reggimento di sessanta dragoni si accampò alla barriera di Schiavonia.

L’arrivo delle truppe francesi rappresentò uno sgradito ritorno a tristi tempi passati, quando le forze straniere di passaggio facevano razzia ovunque per approvvigionarsi di viveri e di tutto ciò che era necessario per il mantenimento delle truppe, compiendo angherie e soprusi sulle popolazioni inermi. Pochi tra i cittadini forlivesi, quasi esclusivamente nobili e professionisti, compresero che l’arrivo dei francesi rappresentava una vera e propria svolta storica.

Vero è che gli eredi della Rivoluzione francese si presentarono a Forlì in maniera dispotica e violenta, imponendo pesanti provvedimenti alla popolazione, tra cui una pesante contribuzione, la spoliazione del Monte di Pietà e la requisizione di tutte le armi con obbligo di deposito immediato nel Palazzo Comunale.

All’indomani dell’entrata delle truppe transalpine a Forlì, una folla di popolani, incitata da capi improvvisati, assalì il Palazzo del Comune per riappropriarsi delle armi consegnate solo ventiquattro ore prima per ordine del generale Augereau. Il tumulto determinò il ritiro a Faenza dei francesi. In quel frangente fu determinante l’opera di mediazione del gonfaloniere, conte Gnocchi, che riuscì a placare gli animi e a dissuadere i francesi dal compiere pesanti rappresaglie.

Il 6 luglio 1796 vi fu un nuovo tentativo di ribellione quando la folla cercò di assalire il convoglio dei carri che stavano lasciando temporaneamente Forlì carichi di opere d’arte, armi e beni saccheggiati.

Pochi mesi dopo i francesi rientrarono trionfalmente a Forlì. Pochi mesi dopo i francesi rientrarono trionfalmente a Forlì. Era il 4 febbraio 1797 quando Napoleone Bonaparte, non ancora ventottenne, accompagnato dai componenti della Giunta di difesa generale della Repubblica Cispadana, fece il suo ingresso in città al comando dell’esercito con il quale era riuscito a battere sul fiume Senio (2 febbraio) le truppe messe in campo dallo Stato Pontificio.

La scelta della data non fu certo casuale poiché il 4 febbraio, allora come ancora oggi, si celebrava la patrona della città, la Madonna del Fuoco, e la città era parata a festa. Bonaparte prese alloggio nel centralissimo Palazzo Gaddi, dove incontrò i membri della municipalità provvisoria, nominata in tutta fretta nelle persone di Vincenzo Cicognani, Nicola Fachinei, Giovan Battista Gaddi, Giuseppe Mangelli, Antonio Matteucci, Luigi Mirri, Giuseppe Palmeggiani, Antonio Romagnoli, Fabrizio Veggiani. Tra questi venne scelto Antonio Matteucci per ricoprire la carica di presidente. Insieme agli altri notabili cittadini, venne convocato a Palazzo Gaddi il vescovo Melchiore Prati.

In quelle ore fu promulgato un editto, pubblicato due giorni dopo a Ravenna dalla Giunta di Difesa Generale della Repubblica Cispadana, in cui si dichiarava che il nuovo governo della Romagna, posto alle dipendenze della Cispadana, avrebbe preso «tutte le misure necessarie per reprimere i falsi Preti, che si allontanassero dai principj della vera Religione, e che volessero frammischiarsi negli affari temporali». Bonaparte riteneva che, zittendo il clero, si potesse meglio controllare il popolino.

Il futuro imperatore dei francesi (all’epoca comandante dell’Armata d’Italia) si trattenne a Forlì poco più di un giorno. Già la sera del 5 febbraio lasciò la città col suo esercito per riprendere la marcia verso le Marche e il cuore dello Stato Pontificio.

Non molto altro si sa di ciò che fece il leggendario corso nelle ore di permanenza forlivese. Dopo aver incontrato i maggiorenti della città, forse ne approfittò per riposarsi un poco dalle fatiche della guerra … di sicuro Forlì e i suoi abitanti gli fecero un’ottima impressione e gli lasciarono un buon ricordo.

Il 19 febbraio 1797, nella cittadina marchigiana di Tolentino, fu firmato il trattato di pace tra la Francia rivoluzionaria e lo Stato Pontificio con cui si completavano le clausole del precedente accordo siglato a Bologna e veniva siglata la cessione alla Francia di tutti i territori dello Stato Pontificio a nord di Ancona. In pratica, il Bonaparte aveva imposto a papa Pio VI il riconoscimento ufficiale alla rinuncia delle Legazioni di Forlì, Ravenna, Bologna e Ferrara. Per gestire questi territori fu creata l’Amministrazione Centrale d’Emilia e quando si trattò di decidere dove fissarne la sede, Napoleone in persona stabilì che da Ravenna fosse trasferita proprio a Forlì, dove, appena quindici giorni prima, aveva vissuto quelle poche ore di pace e tranquillità.

A conclusione di un mese ricco di accadimenti, il 27 febbraio 1797, fu ufficialmente proclamata l’unione di Forlì alla Repubblica Cispadana, insieme a Bologna, Modena, Reggio e Ferrara.

Eventi febbraio 2017

2 febbraio

Forlì: presentazione del catalogo “Stelle gialle”

Giovedì 2 febbraio 2017, alle ore 10.00, presso il Salone Comunale, piazza Saffi 8, Forlì, verrà presentato il catalogo “Stelle Gialle” a cura di Franco D’Emilio e Paolo Poponessi. Insieme agli autori interverranno il sindaco di Forlì Davide Drei e il Rabbino di Ferrara e delle Romagne Luciano Caro. Ingresso libero.

2 febbraio

Cesena: “Riso amaro nel Furioso”

Giovedì 2 febbraio 2017, alle ore 17.00, presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena, per il ciclo di incontri “Se la vita è una cosa seria, una risata lo dimostrerà” promosso dal Comitato Dante di Forlì-Cesena, Francesco Ferretti terrà una conferenza su “Riso amaro nel Furioso”. Il relatore cercherà di mostrare che Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso, pur utilizzando un tono tendenzialmente (anche se non esclusivamente) ironico, parla di una condizione umana negativa, fonte di ansie e di inquietudini. Ingresso libero.

2 febbraio

Forlì: presentazione del libro “Soffi di vita”

Giovedì 2 febbraio 2017, alle ore 18.30, presso Bookstore, corso della Repubblica 144, Forlì, verrà presentato il libro “Soffi di vita” di Marzia Biondi, Edizione Risguardi. Insieme all’autrice interverrà Bruno Bartoletti, poeta e presidente dell’Associazione Venanzio Reale. Intermezzo musicale del violinista Christian Montalti. Ingresso libero.

3 febbraio

Forlì: presentazione del libro “Le sette note per sette musicisti”

Venerdì 3 febbraio 2017, alle ore 17.00, presso la Biblioteca Comunale “Aurelio Saffi”, Corso della Repubblica 78, Forlì, verrà presentato il libro “Sette note per sette musicisti” di Carlo Boccadoro. Sarà presente l’autore. Ingresso libero.

3 febbraio

Forlì: concerto dell’orchestra “Bruno Maderna”

Venerdì 3 febbraio 2017, alle ore 21.00, presso il Teatro Diego Fabbri, Forlì, si terrà un concerto dell’Orchestra Bruno Maderna diretta da Carlo Boccadoro.

Per celebrare i venti anni di attività dell’orchestra Maderna, è stato scelto un programma molto vivace e scoppiettante. Per questo è stato scelto come direttore Carlo Boccadoro che, nella sua multiforme attività, frequenta con disinvoltura i repertori contemporanei e del jazz. Il solista di Rapsodia in Blu e Francy Free sarà Stefano Bezzicheri, pianista forlivese che da tempo si esibisce in tutto il mondo, nonché storico amico dell’orchestra Maderna. Il compleanno del complesso verrà suggellato dall’esecuzione di Lovecraft Dream che il giovane e talentuoso Fabio Massimo Capogrosso ha composto per l’occasione ispirandosi alle visione oniriche dello scrittore Lovecraft. Ingresso a pagamento.

5 Febbraio

Bertinoro: presentazione del libro “Le radici di Fellini, romagnolo nel mondo”

Domenica 5 febbraio 2017, alle ore 15.30, presso il Teatro ex Seminario, Bertinoro, verrà presentato il libro “Le radici di Fellini, romagnolo nel mondo” di Gianfranco Miro Gori, Società Editrice “Il Ponte Vecchio”, Cesena. Sarà presente l’autore. Ingresso libero.

5 febbraio

Forlì: visita alla mostra “Gli artisti delle Lunette di San Biagio”

Domenica 5 febbraio 2017, alle ore 16.30, presso il Palazzo del Monte di Pietà, corso Garibaldi 37, il critico d’arte Alberto Bondi condurrà una visita alla mostra allestita con le opere di arte sacra degli artisti: Roberto Casadio, Mario Di Cicco, Gianni Cinciarini, Miria Malandri, Daniele Masini, Ettore Nadiani, Pier Claudio Pantieri, Angelo Ranzi, Irene Ugolini Zoli. Ingresso libero.

11 febbraio

Dovadola: “I Vicini Scomodi”

Sabato 11 febbraio 2017, alle ore 21.00, presso il Teatro Comunale di Dovadola, piazza della Vittoria 3, la Compagnia Teatro delle Forchette metterà in scena “I vicini scomodi”, dall’omonimo romanzo di Roberto Matatia, adattamento e regia Giuseppe Verrelli.

Ingresso a pagamento: biglietto intero 15 euro, ridotto 10 euro, ridotto speciale residenti Comune di Dovadola 8 euro. Per informazioni e prenotazioni 3397097952.

Nissim Matatia è un giovane, intraprendente ebreo greco nativo di Corfù. Ai primi del Novecento lascia il suo Paese alla volta dell’Italia. Si stabilisce a Forlì dove apre una pellicceria nell’attuale Piazza Saffi che, in pochi anni, diviene un negozio apprezzato e ben frequentato. Nissim è sposato con Matilde Hakim, correligionaria originaria di Smirne. Dal matrimonio nascono tre figli: Beniamino, detto Nino, Camelia e Roberto. La famiglia trascorre estati spensierate a Riccione, dove nel 1930 Nissim ha acquistato una graziosa villetta in mattoni rossi, in fondo a viale Ceccarini, con un bel giardino che giunge quasi fino alla spiaggia. Tutto sembra andare per il meglio: l’attività prospera, diversi gerarchi fascisti sono legati ai Matatia da rapporti commerciali e di consuetudine, le loro mogli frequentano il negozio, il giro delle amicizie è costituito da persone importanti. Nel frattempo la casa posta proprio di fronte all’abitazione dei Matatia, già chiamata Villa Margherita, diviene proprietà nientemeno che di Benito Mussolini. Nel frattempo il legame tra Mussolini e Hitler si è fatto sempre più stretto. Quando nel 1938 vengono promulgare dal regime fascista le leggi razziali i Matatia diventarono “I vicini scomodi”.

Dall’11 febbraio al 18 giugno

Forlì: Art Decò. Gli anni ruggenti in Italia

L’11 febbraio 2017, presso i Musei San Domenico di Forlì, piazza Guido da Montefeltro 12, aprirà i battenti al pubblico la dodicesima grande mostra forlivese, organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione col Comune di Forlì, Musei San Domenico, Fabbrica del Sorriso.

La mostra sarà visitabile fino al 18 giugno 2017.

Informazioni e prenotazioni tel. 199 15 11 34

Riservato gruppi e scuole tel. 0543 36217

artdeco@civita.it

www.mostradecoforli.it

Un gusto, una fascinazione, un linguaggio che ha caratterizzato la produzione artistica italiana ed europea negli anni Venti, con esiti soprattutto americani dopo il 1929. Ciò che per tutti corrisponde alla definizione Art Déco fu uno stile di vita eclettico, mondano, internazionale. Il successo di questo momento del gusto va riconosciuto nella ricerca del lusso e di una piacevolezza del vivere, tanto più intensi quanto effimeri, messa in campo dalla borghesia europea dopo la dissoluzione, nella Grande guerra, degli ultimi miti ottocenteschi. Dieci anni sfrenati, “ruggenti” come si disse, della grande borghesia internazionale, mentre la storia disegnava, tra guerra, rivoluzioni e inflazione, l’orizzonte cupo dei totalitarismi.

La relazione con il Liberty, che lo precede cronologicamente, fu dapprima di continuità, poi di superamento, fino alla contrapposizione. La differenza tra l’idealismo dell’Art Nouveau e il razionalismo del Déco appare sostanziale. L’idea stessa di modernità, la produzione industriale dell’oggetto artistico, il concetto di bellezza nella quotidianità mutano radicalmente: con il superamento della linea flessuosa e asimmetrica legata ad una concezione simbolista nasce un nuovo linguaggio artistico. La spinta vitalistica delle avanguardie storiche, la rivoluzione industriale sostituiscono al mito della natura, lo spirito della macchina, le geometrie degli ingranaggi, le forme prismatiche dei grattaceli, le luci artificiali della città.

Nell’ambito di una riscoperta recente della cultura e dell’arte negli anni Venti e, segnatamente, di quel particolare gusto definito “Stile 1925”, dall’anno dell’Esposizione universale di Parigi dedicata alle Arts Décoratifs, da cui la fortunata formula Art Déco, che ne sancì morfologie e modelli, nasce l’idea di questa mostra. Il gusto Déco fu lo stile delle sale cinematografiche, delle stazioni ferroviarie, dei teatri, dei transatlantici, dei palazzi pubblici, delle grandi residenze borghesi: si trattò, soprattutto, di un formulario stilistico, dai tratti chiaramente riconoscibili, che ha influenzato a livelli diversi tutta la produzione di arti decorative, dagli arredi alle ceramiche, dai vetri ai ferri battuti, dall’oreficeria ai tessuti alla moda negli anni Venti e nei primissimi anni Trenta, così come la forma delle automobili, la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura in funzione decorativa. Le ragioni di questo nuovo sistema espressivo e di gusto si riconoscono in diversi movimenti di avanguardia (le Secessioni mitteleuropee, il Cubismo e il Fauvismo, il Futurismo) cui partecipano diversi artisti quali Picasso, Matisse, Lhote, Schad.

La mostra ha una declinazione soprattutto italiana, dando ragione delle biennali internazionali di arti decorative di Monza oltre naturalmente dell’expo di Parigi 1925 e 1930 e di Barcellona 1929. Il fenomeno Déco attraversò con una forza dirompente il decennio 1919-1929 con arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, stucchi, gioielli, argenti, abiti impersonando il vigore dell’alta produzione artigianale e proto industriale e contribuendo alla nascita del design e del “Made in Italy”.

La richiesta di un mercato sempre più assetato di novità, ma allo stesso tempo nostalgico della tradizione dell’artigianato artistico italiano, aveva fatto letteralmente esplodere negli anni Venti una produzione straordinaria di oggetti e di forme decorative: dagli impianti di illuminazione di Martinuzzi, di Venini e della Fontana Arte di Pietro Chiesa, alle ceramiche di Gio Ponti, Andlovitz, dalle sculture di Wildt, Martini e Andreotti, alle statuine Lenci o alle originalissime sculture di Tofanari, dalle bizantine oreficerie di Ravasco agli argenti dei Finzi, dagli arredi di Buzzi, Ponti, Lancia, Portaluppi alle sete preziose di Ravasi, Ratti e Fortuny, come agli arazzi in panno di Depero.

Non si è mai allestita in Italia una mostra completa dedicata a questo variegato mondo di invenzioni. Obiettivo dell’esposizione è mostrare il livello qualitativo, l’originalità e l’importanza che le arti decorative moderne hanno avuto nella cultura artistica italiana connotando profondamente i caratteri del Déco anche in relazione alle architetture e alle arti figurative: la grande pittura e la grande scultura. Sono qui essenziali i racconti delle opere di Galileo Chini, pittore e ceramista, affiancato da grandi maestri, come Zecchin e Andlovitz, che guardarono a Klimt e alla Secessione viennese; le invenzioni del secondo futurismo di Depero, Balla e Mazzotti; i dipinti, tra gli altri, di Severini, Casorati, Martini, Cagnaccio di San Pietro, Bocchi, Bonazza, Bucci, Marchig, Oppi, Metlicovitz.

Trattandosi di un gusto, di uno stile di vita non mancarono influenze e corrispondenze con il cinema, il teatro, la letteratura, le riviste, la moda, la musica. Dalla Scala a Hollywood, alle pagine indimenticabili de Il grande Gatsby (1925), di Francis Scott Fitzgerald, ad Agata Christie, Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio.

16 febbraio

San Pietro in Vincoli: presentazione del libro “Amarcord Romagna” di Roberto Balzani e Giancarlo Mazzuca

Giovedì 16 febbraio 2017, alle ore 20.45, presso la Sala Comunale di San Pietro in Vincoli (RA), via Pistocchi 41/A, Roberto Balzani e Giancarlo Mazzuca presenteranno il loro volume dal titolo “Amarcord Romagna. Breve storia di una regione e della sua idea da Giulio Cesare a oggi” (Minerva editore).

Interverranno gli autori. Introdurrà la serata il giornalista e scrittore Marco Viroli.

Ingresso libero.

Per informazioni: 333 178 84 96 / 333 679 45 41

www.prolocodecimana.it

27 febbraio

Forlì: presentazione del libro “Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna” di Marco Viroli e Gabriele Zelli

Lunedì 27 febbraio, alle ore 20.45, presso il Centro Sociale Quartiere Cava, via Sillaro, 42, Forlì, Marco Viroli e Gabriele Zelli racconteranno alcune interessanti storie tratte dal loro ultimo libro “Fatti e misfatti a Forlì e in Romagna”, edito dal Ponte Vecchio.

L’incontro è organizzato dal Comitato di Quartiere con il patrocinio dell’Assessorato al Decentramento del Comune di Forlì. Ingresso libero.

Fatti e misfatti a Forlì e i Romagna” è un piccolo libro, composto da articoli, alcuni dei quali da noi pubblicati, separatamente o a doppia firma, su «Diogene», «Il Momento» e altre testate locali, come pure su Facebook o alcuni siti internet online, tra cui 4Live e RomagnaPost. Altri articoli sono invece originali e sono stati scritti nel momento in cui si andava delineando la struttura del libro. I capitoli sono in tutto cinquantacinque e trattano argomenti tra i più disparati: dal soggiorno di Dante all’arrivo della ferrovia, dalla missione di Machiavelli alla corte di Caterina Sforza alla passione dei romagnoli per il ballo, dalla storia di San Pellegrino alla ricetta per preparare il “savor”, da Girolamo Mercuriali, antesignano del fitness, ai pionieri del “liscio” romagnolo…

Per dare un significato al volume, in fase di editing abbiamo cercato di riportare i fatti trattati in ordine cronologico, non di pubblicazione ma di argomento, in modo tale da creare un flusso temporale più o meno continuo in cui la storia di Forlì e della Romagna si snodano dall’Alto Medioevo fino ai giorni nostri.

Anche se ogni capitolo si può leggere a sé stante, il lettore si renderà conto di come molti temi e molti personaggi si intersechino tra di loro: vere e proprie tessere di un mosaico che attende di essere completato per formare il disegno completo.

Quando, una volta pubblicato, abbiamo avuto tra le mani “Fatti e misfatti”, la sorpresa è stata grande anche per noi che abbiamo scritto questo libro fatto di storia, ma soprattutto di storie. Un libro che non resterà un episodio isolato e fine a sé stesso, ma avrà certamente un seguito, perché di storie da raccontare sulla nostra città e sulla Romagna ne abbiamo ancora tante, augurandoci che voi lettori abbiate la compiacenza di continuare a leggerci! [Marco Viroli e Gabriele Zelli]

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